Grandangolo e panorama
Grandangoli, ultragrandangoli e panoramiche
Chi prova per la prima volta un obiettivo grandangolare di solito fa la stessa cosa: si mette al centro di una piazza, inquadra tutto quello che vede e scatta. Il risultato quasi sempre delude. Edifici lontani e minuscoli, un cielo enorme e vuoto, nessun punto dove fermare lo sguardo. Il grandangolo non serve a far entrare più cose nella foto. Serve ad avvicinarsi.
Queste pagine parlano di fotografia larga: grandangoli, ultragrandangoli e panoramiche, cioè di tutto ciò che allarga il campo visivo oltre quello a cui l'occhio è abituato.
Che cosa si intende per grandangolo
La lunghezza focale si esprime di solito come equivalente sul formato 35 mm (full frame). Su un sensore più piccolo lo stesso obiettivo inquadra un campo più stretto, per cui bisogna moltiplicare la focale per il fattore di crop: circa 1,5 o 1,6 per l'APS-C, 2 per il Micro Quattro Terzi. Negli smartphone la fotocamera principale corrisponde in genere a un grandangolo moderato, e quella indicata come ultra wide scende molto sotto.
| Focale equivalente | Categoria | Uso tipico |
|---|---|---|
| 35 mm | grandangolo moderato | fotografia di strada, reportage |
| 24-28 mm | grandangolo | paesaggio, interni, racconto di viaggio |
| 14-20 mm | ultragrandangolo | architettura, spazi stretti, cieli |
| sotto i 14 mm | ultragrandangolo estremo o fisheye | effetti marcati, punti di vista insoliti |
Prospettiva e distorsione non sono la stessa cosa
Si sente dire che il grandangolo deforma. È vero solo in parte, e conviene separare due fenomeni.
La prospettiva dipende soltanto dalla posizione di chi fotografa. Con un grandangolo ci si avvicina molto al soggetto, e a breve distanza ciò che è vicino appare molto più grande di ciò che è lontano. Un fiore a trenta centimetri domina la montagna sullo sfondo. Non è colpa dell'obiettivo: è la distanza.
La distorsione, invece, è un difetto ottico. La più comune nei grandangoli è quella a barilotto, che incurva verso l'esterno le linee rette vicine ai bordi. Molti programmi di sviluppo la correggono automaticamente con i profili dell'obiettivo. C'è poi l'allungamento ai margini, tipico delle ottiche rettilineari molto corte: volti e oggetti vicino agli angoli appaiono stirati. Per questo nei ritratti di gruppo conviene tenere le persone lontane dai bordi.
Linee cadenti in architettura
Inclinando la fotocamera verso l'alto per inquadrare un edificio, le verticali convergono e la facciata sembra cadere all'indietro. Le soluzioni sono tre: tenere il sensore parallelo alla facciata e ritagliare poi la parte inferiore in eccesso; usare un obiettivo decentrabile, pensato proprio per questo; correggere in post-produzione, sapendo che si perde parte dell'inquadratura ai lati. Se invece la convergenza è voluta, meglio esagerarla: una via di mezzo sembra un errore.
Paesaggio, città, strada
Nel paesaggio il grandangolo funziona quando c'è un primo piano forte: una roccia, una traccia sul terreno, una riva. Scendere con la fotocamera a pochi centimetri dal suolo cambia la foto più di qualsiasi filtro. La profondità di campo è ampia già a diaframmi intermedi, come f/8 o f/11.
In città aiuta a lavorare in spazi stretti, vicoli, scale, interni di chiese, e a mostrare il rapporto tra le persone e ciò che le circonda.
Nella fotografia di strada un 28 o un 35 mm obbligano a stare vicini ai soggetti. Molti fotografi preimpostano la messa a fuoco a una distanza fissa e scattano senza portare la fotocamera all'occhio: la grande profondità di campo del grandangolo lo rende possibile.
Panoramiche e unione di più scatti
Quando nemmeno l'obiettivo più corto basta, si scattano più fotografie sovrapposte e le si unisce con un programma di stitching. Qualche accorgimento evita molte correzioni:
- fotocamera in verticale, per avere più altezza nell'immagine finale;
- esposizione, bilanciamento del bianco e messa a fuoco in manuale, uguali per tutti gli scatti;
- sovrapposizione tra un fotogramma e il successivo di circa un terzo;
- rotazione attorno al punto nodale dell'obiettivo, con una testa panoramica, se in primo piano ci sono oggetti vicini, altrimenti compaiono errori di parallasse.
La modalità panorama degli smartphone applica gli stessi principi in automatico. Funziona bene su soggetti fermi e lontani; persone in movimento possono comparire spezzate o duplicate.
Gli errori che si ripetono
- Stare troppo lontani, con un primo piano vuoto.
- Mettere l'orizzonte storto: con un campo così ampio si nota subito.
- Lasciare persone agli angoli dell'inquadratura, dove l'allungamento è più forte.
- Dimenticare la propria ombra o i propri piedi nella parte bassa della foto.
- Usare un filtro polarizzatore su un cielo molto ampio, che risulta scuro in una zona e chiaro in un'altra.
Il grandangolo premia chi si muove. Qualche passo avanti e un punto di ripresa più basso contano quasi sempre più dell'obiettivo stesso.